Lorenzo Licalzi

•7 febbraio 2010 • Lascia un commento

…“Ci sono dolori che non hanno tempo, immobile, enormi, mille volte piu’ forti della nostra capacita’ di soffrire, mille volte piu’ forti della nostra capacita’ di sopportarli. Dolori che restano li, inesorabili come pugnali nel cuore, dolori che non danno tregua, che ogni giorno si svegliano quando ci svegliamo e che di notte non ci fanno dormire. Vengono vinti soltanto dalla necessita’ fisiologica del sonno, ma non del tutto perche’ il dolore non dorme mai e spesso s’ impossessa dei sogni, e li trasforma in incubi, a volte, e a volte in inganni, bellissimi dolci inganni che si svelano ogni mattina e ci trafiggono ancora…e ancora e ancora.”…

da “Che cosa ti aspetti da me?”

Isabel Allende

•14 gennaio 2010 • 1 commento

“…l’ assenza e’ un male simile al passar del tempo…”

da “Storie d’ amore e ombra”

Avanti Arditi!

•14 gennaio 2010 • Lascia un commento

A Rosarno hanno fatto tesoro delle indicazioni del ministro dell’interno. Disse Maroni il primo febbraio 2009: “Per contrastare l’immigrazione clandestina non bisogna essere buonisti, ma cattivi, determinati”. Ora suppongo che le squadracce di Rosarno si siano riunite, prima delle loro azioni. Siamo nel giusto?, si saranno chiesti gli arditi degli agrari. Poi, ricordate le parole del ministro, chissà, si saranno sentiti meglio. “Cattivi e determinati”, ha detto lui. “La gente imbraccia i fucili”, scrive il Corriere della Sera. Non fa una piega, e la prossima volta che qualcuno ci fa la solita lezioncina sui cattivi maestri sarà bene ricordarsene. Del resto, il ministro dell’Interno ha più volte ribadito il concetto. Disse a Pontida: “Noi vogliamo consentire ai cittadini di partecipare. Le abbiamo chiamate associazioni volontari per la sicurezza. Ci hanno risposto che vogliamo le ronde. Ebbene sì, vogliamo le ronde! Chiamiamole col loro nome, non abbiamo paura delle parole”. Ebbene sì, hanno detto anche a Rosarno. Ma anche noi siamo gente concreta, che non ha paura delle parole, e sappiamo chiamare le cose con il loro nome. Questa in italiano si chiama istigazione (traduco: istigasiùn). Del resto il partito del ministro dell’interno ha tra le sue fila alcuni condannati per istigazione all’odio razziale, e questo rende come minimo inopportuno che quel ministero sia affidato alla Lega. Che poi i padani al governo vogliano difendere i cittadini calabresi è davvero strabiliante, visto il loro rispetto per la gente del sud. “Senti che puzza scappano anche i cani / stanno arrivando i napoletani”, canta allegramente un deputato europeo leghista, tale Salvini, immortalato per i posteri (e i napoletani) su YouTube. Insomma, il linguaggio è da squadristi, gli arditi sul campo fanno parlare il sor randello, gli agrari e i terratenientes festeggiano la lezione impartita agli schiavi. Vi ricorda qualcosa? Mavalà! Benvenuti negli anni Dieci.

di Alessandro Robecchi da Il Manifesto del 10/01/10

Isabel Allende

•8 dicembre 2009 • Lascia un commento

[...]…..Irene sarebbe stata sua perche’ cosi era scritto fin dall’ inizio del mondo. lei noto’ il mutamento del suo respiro, alzo’ il viso e lo guardo’. Nel tenue chiarore della luna ognuno indovino’ l’ amore negli occhi dell’ altro. La tiepida vicinanza di Irene avvolse Francisco come un manto misericordioso. Chiuse le palpebre e l’ attiro’ a se’ cercandole le labbra, aprendole in un bacio assoluto carico di promesse, sintesi di tutte le speranze, lungo, umido, caldo bacio, sfida alla morte, carezza, fuoco, sospiro, lamento, singhiozzo d’ amore. Le frugo’ la bocca, ne bevve la saliva, ne aspiro’ il respiro, pronto a prolungare quel momento sino alla fine dei suoi giorni, sconvolto dall’ uragano dei suoi sensi, sicuro di aver vissuto fino ad allora solo per quella notte stupenda in cui si sarebbe immerso per sempre nella piu’ profonda intimita’ di quella donna. Irene miele ed ombra, Irene carta di riso, pesca, spuma, ah Irene la spirale delle tue orecchie, l’ odore del tuo collo, le colombe delle tue mani, Irene, sentire questo amore questa passione che ci brucia nello stesso rogo, sognandoti da sveglio, desiderandoti addormentato, vita mia, donna mia, Irene mia. Non seppe che altro le disse, ne’ quanto lei sussurro’ in quel mormorio senza tregua, in quella sorgente di parole all’ orecchio, in quel fiume di gemiti e di ansiti, di chi fa l’ amore amando….[...]…Francisco sorrise in completa gioia, perche’ aveva trovato la donna inseguita nelle sue fantasie fin dall’ adolescenza e ricercata in ogni corpo per lunghi anni: l’ amica, la sorella, l’ amante, la compagna…[...]…Rimasero strettamente avvinti in tranquillo riposo, scoprendo l’ amore in pienezza, respirando e palpitando fino a quando l’ intimita’ non rinnovo’ il desiderio. Lei lo senti’ crescere di nuovo dentro di se’ e gli cerco le labbra in un interminabile bacio. Col cielo per testimone, graffiati dai sassi, coperti di polvere e di foglie secche schiacciate nel disordine dell’ amore, premiati da un interminabile ardore, da una travolgente passione, ruzzarono sotto la luna finche’ l’ anima non si dileguo’ fra sospiri e sudori e morirono, infine abbracciati, con le labbra unite, sognando lo stesso sogno. Avevano iniziato un inesorabile viaggio…[...]

 tratto da: “D’amore e ombra”

Animali nei circhi e nelle sagre…

•28 novembre 2009 • Lascia un commento

Iniziativa in tutte le città italiane in vista del Natale. Appello ai sindaci: vigilate sul rispetto delle norme

Animali nei circhi e nelle sagre, l’ India si muove. E noi quando?

Esiste una regola non scritta per cui la sofferenza degli animali è sempre proporzionale al godimento degli uomini: il massacro a scopo alimentare e il tormento di quelli impiegati in sagre o spettacoli raggiungono infatti picchi in occasione di ogni ricorrenza. Anche all’approssimarsi del Natale, mentre si sprecano discorsi su un amore universale di stampo religioso o di più generica laica solidarietà, dietro le quinte della retorica si procede con particolare impegno all’uccisione e allo sfruttamento dei più deboli. Anche il circo celebra un rinnovato splendore in occasione delle festività, con il richiamo alla grande festa. Con il beneplacito della legge, i comuni ospitano carovane con tigri, elefanti, orsi, leoni, scimmie, serpenti e cammelli, che vanno in bicicletta, ballano, attraversano cerchi infuocati, stanno in piedi l’uno sopra l’altro. E in tanti lì a sostenere che tutti loro, nati per praterie e spazi immensi, per vivere nel branco e godere degli affetti della loro specie, sono di certo a loro agio nelle gabbie anguste, nella solitudine, domati dalla frusta e altri mezzi di costrizione, sottomessi al padrone umano.

Spinte dall’urgenza di un cambiamento, 38 associazioni hanno dato vita in queste settimane ad una iniziativa a livello nazionale che, in attesa di una legge che vieti tout court l’utilizzo degli animali nei circhi, chiede ai comuni di applicare con rigore quella esistente, che prevede il rispetto di precise norme di detenzione (e il termine la dice lunga) degli animali, e di incentivare la partecipazione delle scolaresche solo a spettacoli che non utilizzino animali. Nel nostro parlamento giacciono proposte di legge che prevedono la fine di questo spettacolo sulla scorta del riconoscimento dei diritti degli animali, della comprensione delle loro sofferenze, dei riscontri etologici sui loro bisogni: ma la discussione è sempre rimandata, in quanto paiono essere considerate ben più serie altre faccende, in una gerarchia delle priorità in cui l’interesse di pochi e di potenti ha costantemente la priorità su quello dei tanti e dei deboli.

In questi giorni l’Autorità Centrale degli Zoo in India ha vietato l’impiego degli elefanti nei circhi, in considerazione dell’enorme distanza tra la loro vita in natura, libera e articolata nei legami sociali, e la privazione di ogni spazio ed esperienza affettiva che subiscono nei circhi, passibile di condurli alla depressione e alla pazzia. Se questa decisione, nutrita dal rispetto nei confronti di (almeno) una specie animale, riguardasse stati ricchi, si sarebbe obiettato che, al riparo da altre emergenze, è facile preoccuparsi di animali nei circhi. L’India invece, con la sua sovrappopolazione, la difficile convivenza tra religioni, le sue cicliche calamità, testimonia che non ci sono priorità nel dovere di affrontare l’ingiustizia: il rispetto verso qualunque essere vivente urge qui ed ora, perché l’ingiustizia in un luogo, affermava Martin Luther King, è una minaccia per l’ingiustizia in qualunque altro; perché, come affermano tutti coloro che si occupano del benessere degli altri animali, la loro causa va difesa contestualmente, non in antagonismo, con quella di tutti gli altri oppressi. Nel frattempo, in Portogallo un decreto (il n. 1226 del 2009) ha posto fine all’importazione di animali nei circhi e alla riproduzione di quelli esistenti; vieta inoltre l’utilizzo delle scimmie.

Lentamente, in modo settoriale, qualcosa in tema di diritti animali si muove, a partire da specie che un paese considera più degne di attenzione perché più simili a noi o perché più profondamente cariche di significato all’interno della propria storia. E’ un passo (e il piede infilato nella porta fa sì che questa non possa richiudersi) verso un diverso grado di civiltà che certo non cancella le torture a cui anche i paesi di cui sopra sottopongono gli animali, ma che marca un segnale di inversione di tendenza.

Roma e Milano hanno recentemente ospitato il più discusso dei circhi, il Ringling Brothers, allontanato da altre città europee che non volevano essere complici delle crudeltà che in esso sono state documentate. Non basta: non più tardi di due anni fa, Moira Orfei ha avuto in consegna le chiavi della città di Milano. Rai Tre, che si distingue per l’attenzione alle cause dei diseredati e alla denuncia delle ingiustizie, brilla per la costante ospitalità offerta ai circhi: nemmeno un’ombra di sospetto sulle vessazioni che essi possono nascondere. Basterebbe poco: informarsi, guardare, far seguire qualche briciola di pensiero, di quel pensiero che tante volte si ferma quando il suo procedere può mettere in discussione comode abitudini. Non resta che proseguire, fare sentire voci fuori dal coro, trasformando in parole i lamenti di tutti gli altri animali.

 di Annamaria Manzoni psicologa e psicoterapeuta da Liberazione del 27/11/2009

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Speriamo che sia davvero l’ inizio per poter fare qualcosa contro questa tortura…alla quale sarebbe doveroso seguisse l’ abolizione degli zoo e pseudobioparchi vari…….visto come va l’ italia, onestamente, ci credo poco….